La traduzione automatica danneggia i siti multilingue. La frase ad effetto scelta come titolo per questo articolo scuoterà parecchi manager di molte imprese che, a causa di una malriposta fiducia nella convenienza della traduzione automatica, o avendo calcolato male il rapporto rischi/benefici di una versione “low-cost” del proprio sito in una o più lingue, ora si trovano davanti al motivo per cui la visualizzazione dei loro contenuti è crollata negli indici di ricerca su Google.

L’aspetto curioso della faccenda è che l’ammissione, o meglio dichiarazione, arriva direttamente da Google stessa, per bocca del suo Webmaster Trends Analyst John Mueller in questa intervista (dal minuto 6:52) rilasciata il 31 dicembre scorso.

Gli strumenti di indicizzazione usati da Google per valutare la qualità del contenuto dei siti, quindi il loro posizionamento nei ranking di ricerca, stabiliscono se i testi che vengono ciclicamente “passati al setaccio” sono originali (quindi non copiati), ma non solo: capiscono anche se sono frutto di traduzioni automatiche, in quanto corrispondenti a una serie di caratteristiche ben note agli algoritmi dei crawler.

Quando riscontrano questo tipo di contenuto tradotto con machine translation – e non solo con Google Translate, bensì con qualsiasi motore di traduzione automatica – lo declassano allo status di “qualitativamente povero”, con ciò abbassando il valore seo (search engine optimization) del testo stesso.

Attenzione: il declassamento non riguarda soltanto le pagine e le lingue direttamente coinvolte nella raccolta e nell’analisi dati dei crawler, ma trascina con sé in basso nei ranking di ricerca l’intero sito che le ospita, risultando in un “disastro seo” in grado di compromettere in prima battuta investimenti di migliaia di euro spesi in sviluppo del sito e consulenze seo, in seconda battuta decine o centinaia di migliaia di euro spesi nel marketing, e in ultima analisi le aspettative e gli investimenti riposti in un prodotto, un servizio o un’impresa intera.

Per ironia della sorte, un sito monolingua di qualità contenente testi scritti bene, con gli item seo tutti al loro posto e che pertanto era stato tirato su da Google, a causa di traduzioni di scarsa qualità nelle versioni in altre lingue viene automaticamente tirato giù nei motori di ricerca di Google e collegati.

Il tutto magari per poche centinaia di euro “risparmiati” (e in questo caso il virgolettato è sarcastico), convinti di fare una mossa brillante nel delegare la localizzazione del proprio sito a una macchina.

Considerato che in molti casi come base non professionale per la traduzione di contenuti viene usato Google Translate, appare paradossale che l’analisi in questione sia stata svolta da Google stessa: ma è un’ammissione che va apprezzata, per l’onestà intellettuale applicata.

Morale: la traduzione automatica va bene – e Google Translate è una risorsa fantastica – per capire di che cosa tratta un testo scritto in una lingua che non padroneggi; è uno strumento che può produrre una base da rivedere (le cosiddette fasi di revisione e post-editing) per produrre un testo senza pretese professionali o di formalità, ma è decisamente controproducente per esigenze formali o professionali.

Fanno eccezione esclusivamente alcuni motori di traduzione automatica applicati a linguaggi estremamente codificati in ambiente tecnico-scientifico, ma a condizione di essere sottoposti alla cosiddetta procedura MTPE+Rev (vale a dire Machine Translation Post Editing + Revisione) che prevede, dopo la ricezione dell’output “grezzo” da machine translation, un accurato controllo relativo a formattazione e verifiche ricorsive (post-editing) e una revisione completa, entrambi svolti da professionisti della traduzione in controllo qualità.

Il tutto dopo avere preparato (pre-revisionato) il documento da tradurre a monte del processo, prima di iniziare il lavoro. Facile quindi intuire che a livello professionale la traduzione automatica è applicabile esclusivamente in nicchie di settori estremamente limitati, e con vincoli stringenti di processo.

Se dopo avere letto questo articolo hai la coscienza sporca per avere fatto tradurre contenuti del sito aziendale in machine translation, non disperare: clicca qui per richiedere un preventivo e correre ai ripari!

Se invece lavori in una web agency e fatichi a convincere i tuoi clienti dell’esigenza di traduzioni professionali, condividi questo articolo con loro… Dovrebbe bastare!

La traduzione automatica danneggia i siti multilingue.