Da un paio d’anni a questa parte, ad InnovaLang abbiamo iniziato a sondare il mercato e alcune opzioni di fusione per incorporazione e acquisizione di agenzie di traduzioni specializzate in settori diversi dai nostri, così da potenziare la nostra crescita organica e consentirci di segmentare più efficacemente la nostra offerta.

Al di là dei contatti diretti maturati nei convegni di settore, uno strumento in particolare ci ha aiutati ad ottenere una panoramica generale della Language Industry in Italia, e a definire le aree di intervento prioritario: si tratta delle analisi di settore Plimsoll, a cui aderiamo dal 2018, e che ci consentono di capire con un buon grado di precisione lo scenario in cui operiamo.

Il nostro referente in Plimsoll, Domenico Panetta, si è reso gentilmente disponibile a una nostra intervista in cui ci racconta dell’andamento della Language Industry e della sua esperienza in questa realtà. Iniziamo con una sua presentazione, Domenico!

Mi occupo di Marketing e Comunicazione presso Plimsoll Publishing, società britannica specializzata da oltre trent’anni in analisi di mercato e valutazioni d’azienda. Una grande passione per la macro-economia e un solido background finanziario mi aiutano a pormi come riferimento per i seimila professionisti che ogni anno scelgono Plimsoll per monitorare la concorrenza e anticipare i trend di mercato.

Dopo aver conseguito la laurea in Economia e Management presso la Luiss Guido Carli, ho vissuto e lavorato a Roma, Helsinki e Milano, prima di seguire le orme dei legionari romani e trasferirmi nel Nord dell’Inghilterra, a pochi chilometri dal Vallo di Adriano, nel distretto Teesside.

Partecipo a eventi di categoria come relatore, e collaboro con riviste e associazioni per la pubblicazione di articoli specializzati sull’andamento dei mercati in Italia e in Europa.

Ci potrebbe illustrare in sintesi Plimsoll-Talat?

Plimsoll-Talat è uno strumento di analisi finanziaria che determina il livello di solidità finanziaria di ogni azienda operante in un determinato segmento di mercato. Grafici, tabelle interattive, classifiche e analisi di benchmark favoriscono l’identificazione dei punti di forza e di debolezza di ogni società censita nei report, il suo posizionamento rispetto alla concorrenza e la sua attrattività come obiettivo di acquisizione.

Andando più nel dettaglio, Plimsoll-Talat esprime la solidità finanziaria di un’impresa sintetizzando in un unico indice (la linea Plimsoll) una serie di parametri economici e reddituali chiave. L’evoluzione della linea Plimsoll negli ultimi quattro anni – rapportata al valore medio del settore – fornisce al lettore una diagnosi immediata dello stato di salute di un’azienda e del suo deterioramento o miglioramento nel tempo. Empiricamente, il 90% delle imprese segnalate come “A rischio” e con una linea Plimsoll in calo del 30% per due anni consecutivi sono destinate ad uscire dal mercato entro 12 mesi.

La piattaforma online Plimsoll-Talat viene aggiornata su base mensile con nuovi bilanci e modificazioni nella compagine societaria delle aziende censite, agevolando in tal modo la condivisione e la fruizione di informazioni sempre attuali sulle imprese leader di un settore e sul mercato in generale.

Quali impressioni si è fatto in questi anni, circa l’andamento della Language Industry in Italia?

Il settore delle traduzioni linguistiche in Italia è relativamente giovane e caratterizzato dalla presenza di una pluralità di operatori di piccole dimensioni molto spesso specializzati in nicchie di mercato (es. farmaceutica, legale, finanziaria, branding, brevetti, ecc.).

Nell’ultimo censimento Plimsoll di Ottobre sulle 180 agenzie di traduzione più grandi in Italia, le top 25 aziende per fatturato coprono circa il 65% del mercato totale e soltanto 8 di esse realizzano ricavi superiori a 5 milioni di euro annui. Includendo nel computo degli studi di traduzione anche freelancer (ditte individuali) e ditte senza obbligo di deposito del bilancio, il comparto annovera circa 2 mila operatori, per una dimensione di mercato complessiva in Italia pari a 320-350 milioni di euro.

Questa polverizzazione dell’industria rende il settore molto permeabile e competitivo. La compresenza di fattori quali l’intelligenza artificiale, il machine learning, le piattaforme P2P e il fai-da-te aziendale (oggi accentuato dalla maggiore scolarizzazione linguistica della forza lavoro manageriale italiana) prospettano sfide importanti per i principali operatori di traduzione, che si ritrovano adesso costretti a ridisegnare la propria value proposition attorno a fattori quali specializzazione, integrazione, consulenza, marketing, retention o diversificazione.

Per minimizzare l’impatto della pressione competitiva e aumentare i margini, la maggior parte delle aziende più grandi di traduzione in Italia si è focalizzata negli ultimi 15 anni su segmenti di mercato che richiedono la redazione di contenuto tecnico, sfruttando contatti con imprese a forte vocazione all’export e orientandosi verso una “premium translation”. Parallelamente, altre società hanno ampliato la propria offerta attivando scuole e corsi di lingua disponibili al pubblico.

Più di recente il settore si sta invece muovendo verso una comunicazione più integrata, che richiede non soltanto competenze linguistiche ma anche capacità di supportare le funzioni di marketing dell’azienda committente. Imprese con limitata conoscenza dei mercati di destinazione manifestano infatti l’esigenza che il contenuto veicolato non sia solamente “compliant” ai regolamenti locali ma che i canali di distribuzione, il copy e il layout della messaggistica riflettano un pubblico più ampio, variegato, attento e interattivo. Alcune società italiane di traduzione si sono già mosse in questa direzione, trasformandosi progressivamente in agenzie di comunicazione integrata e multi-canale.

La Language Industry in Italia sembra pertanto avviata a cambiamenti strutturali che renderanno il mercato inevitabilmente più concentrato e meno parcellizzato. Le pressioni competitive esogene (AI, P2P, internazionalizzazione) e il comportamento innovativo di alcuni player del settore (accelerato dal fenomeno Covid) penalizzeranno l’attività imprenditoriale di parecchie imprese di piccole dimensioni che – per mancanza di competenza, risorse interne o di visibilità digitale – saranno costrette ad uscire dal mercato molto presto. 

Sarebbe interessante avere una panoramica generale della situazione pre-Covid e delle risorse con cui le imprese del nostro settore hanno affrontato l’emergenza sanitaria, oltre a sue impressioni sull’andamento della Language Industry in Italia rispetto al resto d’Europa…

A livello aggregato, l’industria linguistica in Italia è entrata nel 2020 con un fatturato in crescita (+5,3%), seppur in rallentamento rispetto agli ultimi 2 anni. Tuttavia, questa espansione del settore non è stata uniforme, in quanto il 50% delle società di traduzione in Italia non è riuscita ad aumentare il proprio volume d’affari a fine 2019: ben 90 aziende tra le 181 leader in Italia (censite da Plimsoll) ha registrato una variazione del fatturato negativa prima ancora del verificarsi dell’emergenza Covid. Questo dato è precursore del fenomeno di concentrazione del comparto che avverrà nei prossimi anni: molte aziende di piccole dimensioni riusciranno sì a sopravvivere al Covid, ma presentano scarso potenziale di crescita e saranno prima o poi costrette ad uscire dal mercato o a mettersi in vendita.

La marginalità pre-Covid media del settore è tuttora positiva (5,6%): in altre parole, per ogni 100 euro di fatturato prodotto, un’agenzia di traduzione con sede in Italia realizza mediamente quasi 6 euro di risultato operativo lordo.

Il mercato delle traduzioni professionali nelle economie comparabili a quella nostrana mostra segnali di maggior “maturità”. In Francia, il comparto vale 368 milioni (senza contare freelance/ditte individuali) e presenta tassi di concentrazione più alti dell’Italia (le 25 aziende di traduzione francesi con fatturato più alto coprono l’82% del settore). La crescita pre-Covid in Francia è più sincopata (+2,7%) e la marginalità simile a quella italiana.

La Spagna ha conseguito nel 2019 i risultati più deludenti. Anche se il mercato osservabile è più grande di quello italiano (per via di una maggior presenza delle imprese spagnole nell’area Sud America), il settore delle traduzioni è cresciuto dell’1,9%, con margini medi pari a 2,9%.

I risultati della Language Industry in Italia sono esattamente in linea con quelli rilevati sul mercato tedesco (ben più maturo e dimensionalmente rilevante). Le 260 aziende di traduzione professionale censite sono cresciute mediamente del 5% rispetto al 2018.

Il Paese che è andato meglio in Europa nel 2019 è stato il Regno Unito (anche per via del tasso di cambio favorevole). Le società britanniche realizzano un fatturato aggregato pari a 1,12 miliardi di sterline e sono cresciute in media dell’8,3% pur ottenendo un 4% di margine di profitto.

Ha qualche aneddoto della sua esperienza presso Plimsoll da condividere?

Lavorando in Plimsoll ci si relaziona quotidianamente con aziende internazionali che hanno obiettivi comuni (migliorare i propri risultati, identificare nuove opportunità di sviluppo) ma cultura, sensibilità e modus operandi completamente diversi.

I clienti inglesi di Plimsoll sono quelli che ci contattano più frequentemente via telefono e spesso confermano i loro acquisti dettandoci i dati completi della carta di credito (inclusi i 3 digit di sicurezza sul retro). In fase di raccolta di testimonials da pubblicare sul sito Plimsoll, un manager inglese ha addirittura definito le nostre analisi “A gift from God”…

I Tedeschi invece sono i partner più esigenti e puntigliosi, a punto tale da inviarci suggerimenti o lunghe correzioni (in formato PowerPoint) sullo stile di alcune newsletter commerciali inviate dal dipartimento Plimsoll Germania. Non è infrequente intrattenere ore e ore di conversazioni con imprenditori tedeschi che impartiscono lunghi sermoni su come – a loro modo – dovremmo cambiare il colore o il font delle nostre piattaforme online. Il dubbio che abbiano molto tempo a disposizione sorge spontaneo.

I Francesi sono i più complicati e diretti. Argomentano il loro scetticismo per presunte mancanze (senza ancora conoscere il prodotto), cercano di abbassare il prezzo e alla fine, dopo lunghe conversazioni e tira-e-molla, aderiscono alle nostre iniziative.

Dinamica diversa con i clienti dell’Est Europa. Per vendere uno studio di 600 euro ai Russi servono almeno 10 timbri, 20 firme diverse e controlli incrociati a non finire.

E gli Italiani? Difficili da catalogare. Vi è chi pensa di sapere tutto come un dio e chi invece freme per capire cosa fa il vicino; chi si vanta di essere nella Top50 del comparto in Italia, e chi si lamenta che il competitor X utilizza artifici contabili per posizionarsi in alto alla classifica. Insomma, un popolo tanto diverso quanto lo sono le nostre regioni e le nostre imprese.

Grazie mille, Domenico: ci si rivede sulle piattaforme Plimsoll! 🙂