L’inglese è la lingua del business globale. Eppure esiste un errore che continua a ripetersi in moltissime aziende italiane: trattare “l’inglese” come se fosse un’unica lingua standard.

In realtà non è così.

Tra inglese britannico, inglese americano, International English ed English as a Lingua Franca (ELF) esistono differenze linguistiche, culturali e comunicative che possono influenzare la percezione di un marchio, la credibilità di un documento e persino l’efficacia di una trattativa commerciale.

Capire quale variante utilizzare è oggi una competenza fondamentale per qualsiasi azienda che operi sui mercati internazionali.

L’inglese non è uno solo

Quando diciamo “tradurre in inglese” stiamo in realtà semplificando molto.

Le principali varianti oggi utilizzate nel mondo professionale sono quattro.

Inglese britannico (British English)

È la variante tradizionalmente insegnata nelle scuole italiane, e lo standard preferito nel Regno Unito, Irlanda e nella maggior parte dell’Europa. Alcuni esempi:

  • colour
  • organisation
  • centre
  • travelling
  • programme
  • lift
  • lorry

Anche il tono tende a essere leggermente più formale e indiretto.

Per aziende che lavorano prevalentemente con clienti europei, questa scelta continua ad avere molto senso.

Inglese americano (American English)

È oggi la variante più diffusa nel commercio globale, nella tecnologia e nel marketing digitale. Alcuni esempi:

  • color
  • organization
  • center
  • traveling
  • program
  • elevator
  • truck

Il linguaggio è spesso più diretto, sintetico e orientato all’efficacia comunicativa.

Per software house, startup, aziende tecnologiche e imprese che operano sul mercato nordamericano rappresenta spesso la scelta più naturale.

International English

Negli ultimi anni moltissime multinazionali hanno smesso di adottare rigidamente una variante nazionale. Preferiscono utilizzare quello che viene comunemente chiamato International English. Non si tratta di una lingua “ufficiale”, bensì di uno stile di scrittura che privilegia:

  • semplicità;
  • chiarezza;
  • lessico internazionale;
  • frasi brevi;
  • assenza di espressioni idiomatiche locali.

L’obiettivo non è sembrare britannici o americani, bensì essere compresi facilmente da un giapponese, un tedesco, un brasiliano o un italiano. Per questo motivo sempre più documentazione tecnica, manualistica, siti web aziendali e contenuti corporate vengono oggi prodotti in International English.

English as a Lingua Franca (ELF)

Esiste poi un fenomeno ancora diverso. La maggior parte delle conversazioni in inglese oggi avviene… tra persone che non sono madrelingua. Un manager italiano parla con un buyer coreano. Un ingegnere tedesco dialoga con un cliente messicano. Una multinazionale riunisce dipendenti provenienti da trenta Paesi diversi.

Questa realtà ha dato origine al concetto di English as a Lingua Franca (ELF). In questo contesto la priorità non è parlare come un londinese o come un newyorkese. La priorità è comunicare in modo chiaro, efficace e privo di ambiguità.

Gli errori più frequenti delle aziende italiane

  1. Mischiare le varianti

Uno degli errori più comuni consiste nel produrre documenti che alternano (per esempio):

  • colour e color;
  • organisation e organization;
  • realise e realize;
  • programme e program.

Questo trasmette immediatamente un’impressione di scarsa cura, per non parlare di casi in cui i termini differiscono radicalmente da una lingua all’altra (es. lorry/truck e lift/elevator).

  1. Copiare testi americani per clienti europei

Molti contenuti vengono adattati direttamente da siti statunitensi.

Il risultato?

Documentazione destinata al mercato europeo scritta interamente secondo lo standard americano, senza alcuna riflessione sul pubblico finale.

  1. Tradurre parola per parola

L’inglese professionale richiede molto più della semplice traduzione lessicale. Occorre adattare:

  • tono;
  • stile;
  • convenzioni culturali;
  • terminologia tecnica.

È proprio qui che entra in gioco una traduzione professionale.

  1. Usare espressioni idiomatiche ovunque

Espressioni come:

  • hit the ground running
  • ballpark figure
  • touch base
  • in the pipeline

sono perfettamente naturali per alcuni madrelingua, ma possono creare incomprensioni quando il destinatario è un manager cinese, brasiliano o francese.

L’International English tende invece a privilegiare formulazioni molto più trasparenti.

Come scegliere la variante giusta?

Non esiste una risposta universale. Dipende da:

  • mercato di destinazione;
  • settore industriale;
  • tipologia di documento;
  • pubblico finale.

Ad esempio:

Sito web rivolto agli USA?
→ American English.

Manuale tecnico distribuito in 40 Paesi?
→ International English.

Contratti destinati al Regno Unito?
→ British English.

Documentazione interna di una multinazionale?
→ spesso International English o ELF.

La coerenza vale più dell’accento

Molte aziende si chiedono quale inglese sia “migliore”. La domanda corretta è un’altra: Quale inglese è più adatto ai miei destinatari?

La qualità della comunicazione internazionale non dipende dall’utilizzare la variante più prestigiosa: dipende dall’essere coerenti, comprensibili e culturalmente appropriati.

Ed è proprio questo il valore aggiunto di una traduzione professionale: non limitarsi a tradurre le parole, ma scegliere la lingua che permetta davvero al messaggio di raggiungere il proprio pubblico.

Presso InnovaLang l’internazionalizzazione è una questione seria, e la affrontiamo con grande professionalità: la scelta delle lingue giuste e delle loro varianti più adeguate può fare la differenza.