Il menù rappresenta senz’altro un biglietto da visita fondamentale e garanzia di qualità per un ristorante, a patto che sia ben scritto e curato. Allo stesso modo, è importante fornirne una versione tradotta altrettanto curata e non improvvisata.

La ripresa del turismo, anche dall’estero, auspicata in questo preciso momento storico potrebbe essere l’occasione per investire su una traduzione dei menù di qualità e quindi offrire un servizio migliore ai turisti stranieri.

Infatti, proporre un menù ben tradotto può essere considerata una strategia per attirare un numero maggiore di avventori stranieri ed evitare fraintendimenti, soprattutto se non si parla fluentemente una lingua straniera.

Per raccontarvi del perché investire in una traduzione di buona qualità è fondamentale, vi proponiamo una chiacchierata con Antonella Di Noia, primo segretario di ricevimento presso Interalpen-Hotel Tyrol, e Alessandra De Giorgi, Project Manager di InnovaLang, che hanno approfondito l’argomento durante il master in traduzione specializzata tecnico-scientifica dell’agenzia formativa tuttoEUROPA.

Cosa vi ha spinte ad approfondire la traduzione dei menù?

Quando ci siamo conosciute in classe abbiamo scoperto di avere lo stesso background lavorativo, infatti avevamo entrambe maturato esperienza nel settore HO.RE.CA. Alla fine dell’anno accademico, dato che abbiamo sempre osservato con occhio critico i menù in cui ci siamo imbattute, anche da semplici clienti, ci è venuto naturale proporre un lavoro (qui il link alla tesi “Gli errori di traduzione nei menù dei ristoranti”) che unisse la passione per la traduzione con quello per l’enogastronomia.

Inoltre, da addette ai lavori, abbiamo pensato che potesse essere utile fornire un’analisi critica delle migliori strategie da adottare e dei principali errori e creare consapevolezza sul fatto che tradurre un menù non è così semplice come potrebbe sembrare.

Che criterio avete usato per selezionare i menù che avete analizzato?

Abbiamo analizzato i menù di ristoranti italiani, selezionandoli dalla classifica presente su TripAdvisor in un determinato lasso di tempo, escludendo ristoranti etnici, fast food, bar e caffetterie; abbiamo spulciato decine di siti web di locali e verificato la presenza dei menù in lingua inglese.

Per la prima parte del corpus siamo partite dalla lista dei ristoranti di Torino, città in cui abbiamo frequentato il Master, per la seconda abbiamo selezionato i menù dei ristoranti di diverse città italiane, da nord a sud, in maniera casuale. La ricerca è stata svolta su scala nazionale, ma non abbiamo potuto fare a meno di notare come molti ristoranti non disponessero di siti web o di menù bilingui.

Quali sono gli errori più frequenti che avete individuato?

Molti degli errori sono sicuramente frutto di distrazione e poca cura, come ad esempio nel caso del merluzzo che diventa coldfish* (pesce freddo) anziché codfish, che capirete bene, non è così appetibile.

La traduzione letterale, o parola per parola, sembra essere la modalità maggiormente utilizzata, anche laddove le culture delle lingue coinvolte non lo permetterebbero, causando spesso errori di significato: ad esempio un piatto alla marinara, che conteneva frutti di mare, era stato tradotto con seaside, diventando immediatamente sbagliato, perché seaside si riferisce a un luogo fisico, e significa litorale.

Un altro esempio curioso in cui ci siamo imbattute sono le costruzioni molto stringate, come ad esempio Misto Pescato del giorno “griglia o forno” tradotto con Mix daily fished “grilled or oven” laddove “oven” (forno) indica tutto il procedimento di cottura; tuttavia, la stessa strategia non può essere utilizzata in inglese, altrimenti si rischia di intaccare la fruibilità e la comprensione del testo stesso.

Perché la traduzione professionale dei menù è da considerarsi una buona pratica?

Molto spesso alcuni piatti sono legati alla cultura specifica locale, bisogna considerare la traduzione come traduzione di un testo tecnico vero e proprio, ma anche come testo letterario, perché la tipologia testuale dei menù è davvero molto variegata; poi serve la conoscenza piena delle due lingue e culture, di partenza e di arrivo, per poter applicare le giuste strategie di traduzione.

Inoltre, la traduzione automatica, sia quella dei motori di traduzione più conosciuti, ma anche quella di applicativi e software appositi per tradurre i menù, è largamente usata, e genera spesso risultati tra il buffo e il catastrofico.

Un terzo aspetto da non sottovalutare è rendere ben chiara la presenza di possibili allergeni, e quindi è fondamentale prestare massima attenzione ad allergie e intolleranze dei clienti, per non incappare in spiacevoli incidenti.

Qual è l’errore più divertente che vi è capitato di trovare su un menù?

Alessandra: Ricordo ancora il momento della scelta del dessert a fine pasto durante una cena tra amici, ovviamente a me è capitato il menù in lingua inglese, mentre stavo scorrendo la lista dei dolci sono scoppiata in una fragorosa risata davanti alla panna cotta ai frutti di bosco che in inglese era accompagnata da fruits of wood* (frutti di legno).

Antonella: Diversi anni fa mentre stavo lavorando come receptionist in un albergo all’estero un cliente richiama la mia attenzione. Mi chiede chi si occupa della traduzione dei menù in italiano. Io gli spiego che di solito me ne occupo io e chiedo ulteriori dettagli. Lui mi racconta che il giorno prima molti italiani sono rimasti delusi nel vedere servito il pesce burro con contorno di riso poiché nel menù si faceva riferimento a risotto con marroni. Io ho spalancato gli occhi e gli ho chiesto immediatamente perdono per l’accaduto e sono andata a rivedere il menù in italiano. Il termine tedesco Butterfisch (pesce burro, ma sarebbe bastato anche soltanto pesce) è stato reso con “marroni”, a seguito di una ricerca effettuata su un noto motore gratuito di traduzione automatica.